Nel contesto odierno, caratterizzato da rapidi cambiamenti tecnologici e da una crescente globalizzazione, il ruolo del progettista industriale sta evolvendo rapidamente. La formazione del progettista industriale, quindi, riveste un’importanza fondamentale per garantire l’acquisizione di competenze avanzate e l’adattamento alle nuove tecnologie.
di Marco Rossoni
L’integrazione di strumenti digitali, come la progettazione assistita da computer, le simulazioni numeriche e le tecnologie di prototipazione rapida, ha trasformato il modo di progettare e produrre, richiedendo al progettista una preparazione multidisciplinare. In questo scenario, una formazione continua, che unisca teoria e pratica, è essenziale per preparare i professionisti a rispondere in modo efficace alle esigenze del mercato e alle sfide dell’innovazione.
Evoluzione della figura del progettista industriale
In passato, il progettista industriale era principalmente impegnato in attività legate alla progettazione di prodotti meccanici, con un focus sulle caratteristiche fisiche. Il suo lavoro si concentrava sulla parte creativa e sulla risoluzione di problemi pratici.
Con l’avvento delle tecnologie digitali, in particolare con l’introduzione dei software di progettazione assistita da computer (CAD), la figura del progettista ha subito un cambiamento significativo. La possibilità di realizzare modelli tridimensionali e simulazioni ha reso il lavoro del progettista più efficiente, riducendo i tempi di progettazione e migliorando (potenzialmente) la qualità del prodotto finale; tuttavia, ha richiesto uno sforzo considerevole per padroneggiare queste tecnologie.
Il passaggio dalla progettazione “tradizionale” alla progettazione assistita da calcolatore è stato un processo graduale che ha richiesto circa 30 anni. Prendendo come esempio il mondo CAD/PLM, negli anni ’60 e ’70, i primi sistemi CAD furono adottati principalmente dalle grandi aziende nei settori aerospaziale e automobilistico. Negli anni ’80, con la riduzione dei costi e l’evoluzione dei software, il CAD iniziò a diffondersi anche in altri settori. Negli anni ’90, il CAD divenne più accessibile e la progettazione 3D iniziò a sostituire i disegni 2D. Infine, negli anni 2000, il CAD 3D divenne lo standard, con l’integrazione di nuove tecnologie come i sistemi PLM. L’intero processo ha richiesto investimenti significativi in tecnologia e formazione, accelerando con l’avanzamento delle tecnologie digitali.
Nell’ultimo decennio, l’evoluzione si è ulteriormente accelerata con l’introduzione di tecnologie come la prototipazione rapida, la stampa 3D e la realtà aumentata. Oggi, il progettista industriale è anche un esperto nell’integrazione di sistemi complessi, che comprende l’uso di digital twins, la gestione di dati e l’impiego di sistemi avanzati per la simulazione.
Si capisce quindi che, per “inseguire” l’avanzamento tecnologico, il progettista industriale deve possedere una vasta gamma di competenze sempre più complesse e multidisciplinari.
Formazione accademica e professionale
La formazione del progettista industriale si articola in un percorso che comprende sia l’istruzione accademica che l’aggiornamento professionale continuo. Un solido background accademico è fondamentale per acquisire le basi teoriche e tecniche necessarie per intraprendere questa professione. I corsi di laurea in Ingegneria Industriale, Design Industriale, Meccanica o affini costituiscono il punto di partenza per chi aspira a diventare progettista. Questi programmi offrono una preparazione multidisciplinare, che spazia dalla matematica e fisica alle scienze dei materiali, dall’ergonomia alla progettazione meccanica, passando per i principi di gestione della produzione e delle risorse. Non bisogna poi dimenticare gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy), un’importante componente del sistema formativo italiano, specialmente orientati verso la formazione post-secondaria e finalizzati a rispondere alle esigenze specifiche delle industrie e del mercato del lavoro [1].
Accanto alla formazione accademica, l’esperienza professionale riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo delle competenze pratiche. La collaborazione e la sinergia tra il mondo accademico e le aziende diventano strumenti irrinunciabili in questo contesto. Tirocini, stage, tesi di laurea svolte in azienda e, perché no, dottorati di ricerca industriali offrono agli studenti l’opportunità di applicare le conoscenze teoriche acquisite durante gli studi e di confrontarsi con la realtà produttiva. Questa prospettiva presenta anche un altro vantaggio: l’inserimento di nuove figure professionali può favorire l’azienda, portando un punto di vista fresco che potrebbe promuovere un approccio più moderno e innovativo alla progettazione.
Formazione Continua
Per chi è già inserito nel mondo lavorativo, le iniziative di formazione continua promosse da albi professionali e università sono un altro strumento con cui il progettista industriale può tenersi al passo con i tempi. Allo stesso modo, i centri di competenza [2] svolgono regolarmente attività di orientamento e formazione alle imprese, specificatamente su tematiche Industria 4.0. Come detto, l’evoluzione rapida delle tecnologie, dei metodi di progettazione e l’emergere di nuovi strumenti digitali richiedono un aggiornamento costante. I professionisti del settore possono partecipare regolarmente a corsi di aggiornamento, seminari, workshop e conferenze, che offrono l’opportunità di approfondire tematiche specifiche e di rimanere al passo con le ultime innovazioni. Inoltre, molte organizzazioni professionali offrono certificazioni che attestano competenze avanzate in ambiti come la progettazione CAD, la simulazione numerica o la gestione del ciclo di vita del prodotto (PLM), dando così maggiore visibilità e valore al profilo del progettista [3].
Il Testo Unico per la Formazione Continua
La formazione continua non è solo suggerita, ma risulta essere anche un obbligo per l’ingegnere professionista. A partire dal 1° gennaio 2025, entrerà in vigore il nuovo Testo Unico per la Formazione Continua per gli ingegneri, che sostituirà la versione precedente del 2018.
Una delle principali differenze tra il nuovo testo unico e quello precedente riguarda il riconoscimento delle attività formative. Mentre la versione del 2018 si concentrava principalmente sulla formazione formale, il nuovo regolamento amplia considerevolmente la nozione di formazione continua, riconoscendo non solo le attività formali ma anche quelle informali e non formali. Questo significa che, oltre ai corsi strutturati e certificati, anche esperienze di apprendimento sul campo e pubblicazioni scientifiche possono essere considerate parte integrante del percorso formativo, contribuendo al raggiungimento dei Crediti Formativi Professionali (CFP) necessari per mantenere l’iscrizione all’albo. Inoltre, il nuovo testo introduce un sistema più rigoroso di controllo e verifica delle attività formative, con l’implementazione di una piattaforma centralizzata per la registrazione e il monitoraggio dei CFP [4]. Le modalità di erogazione della formazione a distanza (FAD) sono state riorganizzate, con l’obbligo di seguire standard tecnologici più precisi per garantire la qualità e la tracciabilità dei corsi.
L’uso delle nuove tecnologie nella formazione
Dato il contesto in rapida evoluzione, le nuove tecnologie non vanno solo insegnate, ma devono anche essere utilizzate per insegnare. L’integrazione delle tecnologie digitali nelle aule universitarie e nei programmi di formazione continua consente di acquisire competenze in modo più efficace ed efficiente. Le tecnologie non solo potenziano la capacità di apprendimento degli studenti, ma arricchiscono anche l’intero processo educativo, rendendolo più dinamico, interattivo e altamente coinvolgente.
Realtà virtuale e prototipazione rapida
Le tecnologie di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR) stanno rivoluzionando la formazione nel settore della progettazione industriale. Un esempio significativo proviene dal Politecnico di Milano, che ha allestito due laboratori VR progettati per integrare questa tecnologia nel processo didattico [5]. In questi spazi, gli studenti possono interagire con modelli tridimensionali immersivi, esplorando il design di un prodotto o di un impianto in modo dettagliato e su scala. L’ambiente virtuale permette di visualizzare ogni dettaglio del progetto, supportando una comprensione più profonda che sarebbe difficile da ottenere con metodi tradizionali. Questo approccio non solo può migliorare l’apprendimento teorico, ma offre anche un’esperienza pratica, abbattendo i vincoli di spazio e costi associati alla realizzazione di prototipi fisici.
L’uso di queste tecnologie contribuisce anche a una didattica più coinvolgente, in cui gli studenti non sono solo spettatori passivi, ma partecipano attivamente al processo di apprendimento, esplorando e interagendo con il materiale didattico.
Accanto alla realtà virtuale, la prototipazione rapida sta diventando un altro strumento fondamentale nell’ambito della formazione. Tecnologie come la stampa 3D permettono agli studenti di creare rapidamente prototipi fisici dei loro progetti, testandoli, modificandoli e migliorandoli. Questa metodologia di iterazione veloce è essenziale per sviluppare soluzioni ottimali e affrontare i problemi progettuali prima di passare alla produzione in serie. Grazie alla prototipazione rapida, gli studenti possono sperimentare direttamente le soluzioni proposte e apportare modifiche in tempo reale, migliorando così il processo progettuale in modo agile e concreto.
La combinazione della prototipazione rapida con la simulazione digitale permette di ridurre drasticamente il ciclo di sviluppo, consentendo di testare idee e soluzioni in ambienti virtuali prima di realizzare i prototipi fisici. Questi approcci non solo accelerano il processo di progettazione, ma rendono il raggiungimento degli obiettivi formativi più rapido ed efficacie.
Conclusioni
La formazione del progettista industriale è un percorso che si sviluppa su più livelli, dal percorso accademico iniziale all’esperienza pratica, fino alla continua evoluzione professionale. In un contesto industriale sempre più complesso e tecnologicamente avanzato, è fondamentale che i progettisti acquisiscano una solida base di competenze tecniche, digitali e trasversali, in grado di rispondere alle sfide poste dalle nuove tecnologie, dall’automazione e dalla sostenibilità.
La capacità di un progettista industriale di adattarsi a questi cambiamenti dipende non solo dalla sua preparazione iniziale, ma anche dal suo impegno nell’aggiornamento costante delle competenze. La formazione continua e l’uso delle nuove tecnologie, come simulazioni digitali, realtà virtuale e prototipazione rapida, offrono un enorme potenziale per arricchire l’approccio progettuale e rendere il professionista più versatile e pronto a rispondere alle esigenze del mercato.
Tuttavia, non bisogna dimenticarsi che il progettista industriale, come ogni figura professionale, deve sviluppare competenze trasversali come la gestione del progetto, la comunicazione e il lavoro in team, che sono fondamentali per navigare nel contesto lavorativo odierno, caratterizzato da una crescente interdisciplinarità e collaborazione tra diverse figure professionali. Sebbene non direttamente legate alle conoscenze tecniche, le cosiddette “soft-skills” permettono non solo di essere esperti nella propria disciplina, ma anche di interagire in modo efficace con i colleghi, i clienti e altri stakeholder.